800 anni di catene e libertà.

 

IL “SIGNUM” TRINITARIO TRA STORIA E ATTUALITA’

 

La storia
Il tempo ‘epocale’ di crociate e jihad è durato convenzionalmente per circa due secoli dalla fine dell’ XI alla fine del XIII; ma perdurerà ancora nei secoli seguenti come ‘tendenza non sopita’ e ancora ai nostri giorni come rischio che talora soggiace ‘vivo’ nell’impiantare i possibili rapporti tra mondo occidentale ed islamico. Fenomeno complesso quello delle crociate e del jihad, specie quando è inteso come ‘guerra santa’, laddove teologia e diritto supportavano il ricorso alle armi, legittimando quindi la violenza fino all’uccisione del nemico o alla sua penosa cattività.

Ebbene, nella più generale e propagandata politica di armamento e riarmo come servizio militare, Giovanni de Matha, cantore della ‘totale inclusione’ e obiettore di coscienza, sente in sé di avere da Dio, padre di tutti gli uomini, il mandato profetico di liberare i prigionieri di ‘guerre sante’: cristiani e musulmani, senza distinzione.

L’arte: il segno, il simbolo
L’estetica medievale pur nelle sue varie tonalità, si nutre fondamentalmente di rimandi all’ ordine cosmico, ad un ordine di società nelle mani provvidenti di Dio. L’ordine per eccellenza è quello che si realizza nel rapporto stretto e incessante tra la divinità e l’umanità. L’iconografia espressa con il mosaico collocato a S. Tommaso in Formis a Roma, fa irrompere nei molteplici spazi rappresentativi una iconografia ‘mai vista’ prima: la divinità prende per mano la temporalità: oltre l’appartenenza religiosa e il colore della pelle.
Un’umanità scheggiata dalla sofferenza, dalle catene, e collocata nel sublime piano dell’oro, il metacolore dell’onnipotenza di Dio; su un piano che prelude e aggancia il tempo con l’eternità.

I fatti, i segni dei tempi
Una relazione così stretta tra la divinità e l’umanità intera è espressione di ‘nuova connessione’ tra Dio e l’uomo; una sorta di complicità che sa di liberazione e di salvezza, che ancora oggi esprime un linguaggio universale e di immediata comprensione. Nel tempo della ‘postmodernità’ appare sempre più lucida l’esigenza dell’alternativa dell’approdo’, della solidità che proviene dall’ancora ‘gettata’. Il progetto che promana dal mosaico si colloca sul piano della speranza come alternativa e risposta ai sentieri senza sbocco della ‘paura liquida’.

L’altra metà del simbolo
Il richiamo, oggi sempre più insistente attorno alla solidarietà e alla condivisione come ‘verità’ a disposizione dell’umanità intera, trova nel simbolo del mosaico un’alta forma di espressività: la gratuità e il servizio a chi è ‘incatenato’.
Benedetto XVI, richiamando al dovere di coltivare la pace, rammenta di custodire il creato; ora la parte più nobile da custodire e preservare con somma cura è proprio l’uomo: ogni uomo; in modo eminente l’uomo che soffre. Quando l’emozione diventa affetto, diventa amore.

Oggi, a 800 anni dalla realizzazione del mosaico, si è sentita l’esigenza di reinterpretare quella immagine. L’artista Luciano Capriotti, ha proposto una rilettura in chiave moderna, attraverso la realizzazione di una scultura in bassorilievo di bronzo, pensando ad una umanità ormai riscattata e liberata dal Cristo risorto. Non a caso le figure dei due prigionieri hanno recuperato proporzioni reali, rispetto alla figura di Cristo. Le mani dei due prigionieri sono libere ed aperte. I due uomini le guardano e si guardano.

La storia futura dipende dalla loro scelta responsabile. In terra sono rimaste le catene, i ceppi dell’ antica schiavitù e le armi: la spada e la scimitarra evocano i simboli delle due grandi religioni.
E dunque nelle mani e nei pensieri di questi uomini liberi e liberati il cammino della storia dell’umanità intera. La figura di Cristo ha le braccia allargate in un abbraccio universale. Anche il cerchio ed il quadrato, l’uno inscritto nell’altro, si rendono accoglienti nel movimento plastico della loro fattura. La croce rossa e blu dei Trinitari, che vuole evocare una missione di dialogo e di confronto rispettoso tra culture diverse, appare nella intersezione tra cerchio e quadrato, figure geometriche che alludono al senso dell’infinito, dell’eternità e della perfezione, per il mondo occidentale e quello islamico, rispettivamente.

Ai quattro angoli sono riportate la legenda del mosaico signum dell’Ordine dei Trinitari e della liberazione dei prigionieri, e due scritte in arabo inneggianti alla pacificazione e alla concordia.
Rami di ulivo e raffigurazioni di piccoli animali che, come creature di Dio, cantano l’equilibrio planetario in senso ecologico ci riportano ai pensieri di pace e di armonia della natura.

(P. Giulio Cipollone O.SS.T.)

 

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